La bionda dea Cerere
– inclusa nella Triade dell’Aventino (con Liber
e Libera) – veniva celebrata in una grande festa
che durava otto giorni e cadeva in aprile, dal 12 al 19:
erano i Cerialia, festa di propiziazione
piuttosto che dei lavori agricoli. Il colore bianco era
l’insegna delle celebrazioni, per sacerdotesse e devoti
tutti. L’avvio alla festa era dato da una solenne processione
a cui seguivano i Giochi di Cerere, che si distinguevano
in Ludi circenses e Ludi scaenici, la
cui gestione spettava agli edili plebei. La parte più
spettacolare avveniva il 19 aprile: il grande giorno delle
solennità rituali e delle attività ludiche spettacolari,
che comprendevano la corsa delle volpi nel Circo Massimo.
Nel mese di maggio, si celebrava il rito del “finto
raccolto”, proprio nel periodo critico in cui
la fioritura delle spighe avrebbe potuto essere esposta
al rischio di una possibile ultima gelata. Per 3 volte,
a giorni alterni, dopo le none e prima delle idi di maggio,
il 10 il 12 e il 14, come racconta Servio (Ecloghe VIII,82),
le tre Vestali più anziane coglievano prematuramente le
spighe di farricello, il grano vestito, più povero, e
le deponevano nei cesti che sarebbero stati poi usati
alla mietitura: riempire anticipatamente quei cesti significava
che la coltivazione sarebbe andata a buon fine. Sempre
le Vestali provvedevano finalmente a preparare il finto
pane e, con l’aggiunta di un’apposita dose di sale, pestato
e cotto al forno, la cosiddetta mola salsa, un impasto
che, trasformato in piccola parte in focaccia, veniva
offerto a Vesta mentre il resto, conservato come tale
era destinato ad uso sacrificale. Se ne cospargevano infatti
le teste degli animali da offrire in sacrificio agli dei
che venivano pertanto “immolati”, prima d’essere uccisi.
Per confezionare la mola salsa era d’obbligo usare acqua
sorgiva, incontaminata, che per un certo tempo venne attinta
alla fonte del bosco delle Camene, fuori della Porta Capena
delle mura urbane, poi dalla Fonte di Giuturna nel Foro
Romano, con recipienti che non dovevano toccare il suolo,
sicché avevano la parte inferiore quanto più stretta possibile,
al punto da rovesciarsi se poggiati a terra. La finta
panificazione aveva luogo proprio nel giorno dei Vestalia,
il 9 giugno, e non a caso in quello stesso giorno si celebrò
in seguito la festa dei pistores, i fornai, che addobbavano
per l’occasione con serti di fiori le macine dei loro
molini (Ovidio, Fasti VI, 311). Nella seconda settimana
di giugno, tra il giorno 7, quando Vesta aperitur,
come si legge nei calendari (quando il tempio di Vesta
nel Foro Romano, veniva aperto) e il giorno 15, quando
Vesta clauditur (il tempio veniva chiuso), si
svolgeva una serie di riti che, tra loro collegati, davano
vita a un vero e proprio ciclo, che è stato definito “dei
cereali”.